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Pizza e Birra, per gli italiani è l’abbinamento perfetto

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Pizza e Birra, per gli italiani è l’abbinamento perfetto

pizza_e_birraUn’indagine Doxa certifica la centralità di uno dei prodotti simbolo del Paese. Cresce il consumo a casa, l’abbinamento preferito con la birra
La pizza è sempre amatissima dagli italiani e resta un classico delle serate fuori casa con gli amici ma, complice la crisi e i nuovi stili di vita, cresce il consumo in casa. Ormai il 58% della pizza che si mangia in Italia è gustata tra le mura domestiche e non più al ristorante. La moda della pizza ‘homemade’ ha infatti conquistato quasi 14 milioni di pizzaioli fai-da-te, anche se la “pizza della pizzeria”, mangiata sul posto (42%) o ordinata e portata a casa (29%), resta sempre la più consumata (71%). Merito anche dell’evoluzione tecnologica di strumenti (box per scooter, borse termiche) che rispetto a 20-30 anni fa ne conservano al meglio calore e croccantezza durante il trasporto a domicilio. E l’abbinamento preferito resta quello con la birra.

E’ quanto emerge da una indagine Doxa commissionata da AssoBirra, l’associazione che rappresenta il 97% del mercato italiano, tra grandi aziende, marchi storici, microbirrifici e malterie.

Secondo il sondaggio, realizzato su un campione di 1000 persone rappresentativo della popolazione adulta, un terzo degli italiani (36%) quando mangia una pizza, sceglie la birra. Il quadruplo di quanti (8%) preferiscono il vino, il doppio di quanti preferiscono un soft drink analcolico (16%). La principale novita’ e’ che la pizzeria (42% dei consumi) non e’ piu’ il principale luogo del consumo: il 58% della pizza e’ gustata tra le mura domestiche. La stessa cosa avviene, anche questa e’ una tendenza in crescita, per la birra: secondo l’Annual Report AssoBirra, il 59,7% della birra viene acquistato nella grande distribuzione, finendo direttamente nel nostro frigo e venendo poi consumata in casa. Colpa della crisi certo, ma anche di un nuovo stile di vita che, anche a tavola, premia il ritorno alla semplicita’ e ai prodotti naturali.

Ma perché pizza & birra è un’accoppiata vincente? Per quasi 6 italiani su 10 (58%) è soprattutto una questione di gusto: per il 46% si tratta di un “abbinamento imbattibile”. E c’è un 12% che rincara la dose, sostenendo che “le bollicine della birra sono ideali per assaporare ogni boccone di pizza come fosse il primo”. Ma pizza& birra piace anche perché si tratta di “due prodotti semplici, della cucina popolare ed economica” (39%). Le donne, in particolare le under 35, hanno un debole per questo abbinamento. Per il 65% delle donne (con punte del 70% tra le ragazze tra i 25 e i 34 anni), la pizza è l’occasione di consumo di birra più frequente e apprezzata. Dalla ricerca emerge che per gli italiani la pizza è spesso un piatto unico (63%), mentre il 37% la accompagna a qualcos’altro, ordinando in genere un antipasto (17%) o un dolce (18%). La tipologia preferita è, per quasi 1 italiano su 2 (45%), la Margherita, con fiordilatte o mozzarella di bufala. Seguono, ma a distanza, la Napoletana e la Diavola con salame piccante (entrambe al 6%). Ai piedi del podio la Capricciosa e la Prosciutto e funghi (5%). Ma oltre la metà degli italiani (57%) ama cambiare sapori e condimenti. A patto che gli ingredienti e le tecniche di preparazione e cottura siano sempre di qualità.

Tra i fattori percepiti da cui dipende la bontà di una pizza, soprattutto la qualità della mozzarella (per il 53% del campione) e la buona lievitazione (49%). Si equivale il peso dato agli altri ingredienti-chiave (pomodoro al 43% e farina al 41%), e agli aspetti tecnici come una buona cottura (42%) e l’abilità e la mano del pizzaiolo (39%). Quanto all’abbinamento pizza-birra, secondo l’indagine Doxa/AssoBirra, la “taglia” di birra più consumata in abbinamento alla pizza è la media da 0,40 l (scelta dal 52%, contro i 23% della birra piccola). Meglio se alla spina (scelta dal 64% del campione, contro il 23% che preferisce quella in bottiglia) e, sempre e comunque, servita con la schiuma (60%), il “segreto” che la rende più buona e digeribile, proteggendola dall’ossidazione e togliendo l’anidride carbonica dal bicchiere… Stupisce semmai che, a fronte di una certa attenzione al servizio della birra, solo il 6% degli italiani sceglie in funzione della pizza scelta e che l’89% di quanti alla pizza accompagnano questa bevanda non si preoccupa dell’abbinamento perfetto.

Madrenatura Agricoltura Biologica: il nostro sogno

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Madrenatura Agricoltura Biologica: il nostro sogno

10264431_685811438145668_8869740825948128377_n“Madrenatura – Agricoltura Biologica” è la realizzazione di un sogno: vivere in contatto ed in armonia con la natura che ci circonda. L’idea prende forma grazie a Marialuisa Squitieri, una laurea in storia medievale e una passione smisurata per la natura e la salvaguardia del territorio. Giovane imprenditrice del verde, riesce ad unire caparbietà e dolcezza, innovazione e tradizione.

Cresciuta da sempre in contatto con la Madre Terra decide di recuperare l’azienda fondata con sacrifici dalla madre, abbraccia la tradizione ma la reinventa realizzando il suo disegno di vita: recuperare il ritmo e i luoghi naturali dell’uomo in un mondo frenetico e meccanico.

Costruisce così un piccolo baluardo dell’agricoltura tra la cementificazione che avanza, resistendo con un lavoro ecosostenibile e difendendo non solo il suo orto ma il territorio attraverso le analisi periodiche delle acque irrigue e dei prodotti, informando sui valori e i vantaggi del vivere biologico.

Ecco come prende vita Madrenatura – Agricoltura biologica!
10592905_724524714274340_1050039105296098416_nL’azienda agricola “Madrenatura” è situata a Poggiomarino, comune dell’agro-nocerino-sarnese, da lunga tradizione, dedito alla coltura degli ortaggi. L’estensione aziendale è di circa 1,5 ettari, coltivati prevalentemente ad orticole (fagiolini, pomodori, pomodorini, peperoni, melanzane, spinaci, bietole, cipolle, scarole, cavoli, verze…), secondo il metodo dell’agricoltura biologica e preferendo le varietà locali.

La felice posizione dell’azienda, all’interno di un territorio di antica storia, rende possibili intrecci tra natura e cultura: sono infatti raggiungibili in modo semplice e veloce i siti archeologici di Sarno, Pompei, Ercolano, Castellammare di Stabia, Nocera, Longola (recente scoperta archeologica del villaggio palafitticolo dell’età del Bronzo lungo il corso del fiume Sarno), i santuari di Pompei e di Madonna dell’Arco, nonché Napoli, le costiere Amalfitana e Sorrentina, le isole del golfo di Napoli. Inoltre a poca distanza sono situati i parchi letterari “Giordano Bruno”, a Nola, e “Lo cunto de li cunti”, dedicato a GiovanBattista Basile, a Sarno, dove è anche possibile godere della sorgente del fiume Sarno, recentemente istituito a parco ed oggetto di un piano di recupero che lo sta restituendo alla naturalezza originaria.

Madrenatura raddoppia: dal 6 ottobre è anche in via Armieri

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Madrenatura raddoppia: dal 6 ottobre è anche in via Armieri

10417578_741678652558946_430080999916695944_nInaugurazione del nuovo temporary shop targato madrenatura, lunedì 6 ottobre alle ore 17
Dal 6 ottobre 2014 madrenatura è anche in via Armieri 13 (nei pressi di piazza Nicola Amore – IV Palazzi) con il madrenatura temporary shop.
Nel nuovo spazio saranno presentati anche nuovi prodotti e nuove attività.

Nella nuova bottega si potrà trovare:
alimenti biologici, frutta e ortaggi freschi
farine integrali, patè e conserve,
sottoli e confetture bio, prodotti per celiaci,
alimenti per bambini e vegani

La Leggenda delle Streghe di Benevento

Inserito da il 12:26 pm in News | 0 commenti

La Leggenda delle Streghe di Benevento

Il ballo delle StregheLa nascita del Liquore Strega ha inizio nel 1860 evocando l’antica leggenda che vuole la città di Benevento antica sede di riti stregoneschi. Si raccontava, infatti, che le streghe, provenienti da tutto il mondo, si riunissero di notte intorno ad un noce magico, e che avessero ideato una pozione magica che univa per sempre le coppie che la bevevano.

La leggenda delle Streghe di Benevento
Se è vero che per rintracciare le origini della leggenda delle Streghe bisogna risalire all’antichità sannitica ed a quella romana, quando, nel IV secolo avanti Cristo gli antichi coloni Lidi della Magna Grecia trapiantarono nel Sannio il culto orgiastico di Cibele e quando poi Ovidio cantò le orrende strigi bramose di sangue infantile, e pur vero che la saga – nota già nel XIII secolo – si diffuse rapidamente in Italia ed in Europa nel 1600, allorchè in Benevento, vero luogo di origine della tradizione, fervevano su di essa dotte dispute.

Se altre città, infatti, trassero dalle Streghe una fama spesso triste, Benevento più che di malefici e di relativi mostruosi processi, vanta il primato di una leggenda suggestiva che, lì nata, ha ispirato nei secoli poeti ed artisti.
E nacque quando la credenza dell’esistenza delle Streghe si fuse con gli echi dei misteriosi riti orgiastici dei Longobardi che a Benevento avevano fatto la capitale del loro vasto ducato meridionale. In quel lontano secolo VII, nostalgicamente fedeli alle tradizioni nazionali, nella nuova terra felice che li aveva accolti e che poi doveva assorbirli con la loro conversione al cattolicesimo e con l’adesione alla superstite civiltà romana, essi praticarono il culto di Wothan, il padre degli Dei.

Si riunivano così, fuori delle mura della città, intorno ad un albero sacro cui sospendevano una pelle di caprone e, tra una corsa sfrenata e l’altra, la colpivano con le frecce e ne mangiavano un pezzetto. I beneventani guardavano atterriti e pavidi e ai loro occhi di cattolici il rito parve demoniaco, mentre le descrizioni che ne facevano lo trasformavano sempre più e lo portavano lentamente nel campo del meraviglioso.

Così anche quando l’usanza di queste cerimonie finì per la conversione del Duca Romualdo II e della sua gente, che, temendo di non poter resistere all’imperatore bizantino Costante II, promise al vescovo San Barbato abiura delle pratiche idolatre in cambio della salvezza che miracolosamente si ebbe, anche quando il noce demoniaco, perciò, fu abbattuto, le voci di fatti misteriosi continuarono a circolare. Ed allora la leggenda era già formata, che ai guerrieri si erano sostituite donne malefiche danzanti freneticamente intorno all’albero, agli urli di guerra era succeduto il frastuono scomposto dell’orgia, cui partecipava addirittura il diavolo in sembianze di caprone, e invece del frammento di pelle inghiottito c’era addirittura il banchetto.

E quando i longobardi, amalgamatisi col popolo vinto, accrebbero lo splendore di Benevento, favorendo soprattutto le lettere e le arti, e quando ancora, dopo alterne vicende, la città, divenuta “isola pontificia” nel Regno di Napoli, si adeguò alle successive civiltà, da quella fervida e promettente del basso Medioevo a quella luminosa del Rinascimento, la leggenda continuò a vivere sempre più ricca di motivi e sempre più varia di aspetti, finchè nell’età barocca si diffuse con la forma rimasta poi tipica, quella che descrive la tregenda.

Nella vasta spianata del noce magico si riuniscono di notte le duemila e più streghe, guidatavi ognuna dal demonio custode – Martinello o Martinetto – che è nello stesso tempo amante e servo e che, prima della cavalcata, unge la sua donna con un unguento magico, e lì, alla luce delle fiaccole, dopo aver venerato il capo dei diavoli che appare sotto le spoglie del caprone e che premia le Streghe migliori e che punisce con staffile quelle infingarde, comincia l’orgia. E se è intervenuta qualche neofita che ha abiurato alla vera Fede, il Re delle Tenebre, dopo averle fatto giurare sul sangue spremuto dalla mammella sinistra di essere, come tutte le Streghe, almeno una volta al mese adultera e omicida e di seminare senza soste melefici e odi, le assegna un Martinello e le promette vita lunga e godimenti di ogni sorta.
Ora, se questa scena terribile, che si dissolve all’invocazione di Gesù e della Vergine o agli squilli mattutini delle campane e al canto del gallo che annuncia l’alba, ha trovato tra i pittori solo in Benevento un ignoto e poco esperto interprete seicentesco, il quale, però, nella sua ingenuità ha saputo darci non poco della suggestione della leggenda, a poeti, scrittori e musicisti di ben diversa statura ha dettato pagine notevolissime. Dal problematico autore de Il fiore, il trecentesco Ser Durante, al festevole Redi de Il gobbo di Peretola, da S. Bernardino da Siena che pieno di zelo invoca lo sterminio delle malliarde nelle sue infervorate prediche, ad Agnolo Fiorenzuola, più volte la leggenda beneventana è entrata nella vera letteratura, così come nella musica vi penetrava con Il noce di Benevento di Franz Xaver Sussmeyer, allievo di Mozart e Salieri, per ispirare poi una delle più singolari composizioni di Paganini, intitolata appunto Le Streghe.

Ma in Benevento, oltre all’interessante documento pittorico ed alle dotte dispute che difficilmente superarono i confini della città, doveva sorgere qualcosa che ricordasse in tutto il mondo la leggenda con la stessa intensità e forse con maggiore continuità di tante opere geniali. Quel qualcosa – chiunque vede che non è esagerazione campanilistica – era il sublime liquore che Giuseppe Alberti, il suo creatore, da più di un secolo, grazie alle qualità incantatrici per il gusto che lo distinguono, non poteva che chiamare Strega.
Strega.it

La Scheda

Strega, un prodotto naturale

Inserito da il 12:21 pm in News | 0 commenti

Strega, un prodotto naturale

Ingredienti_liquore_StregaIl Liquore Strega, è tra i più famosi liquori italiani, unico e inconfondibile per il suo sapore, grazie all’esclusivo uso di ingredienti naturali.
La sua lavorazione, inizia con la molitura di circa 70 erbe e spezie, che vengono selezionate da tutto il mondo, e caratterizzate ciascuna da particolari proprietà organolettiche. Tra esse possiamo citare: la cannella di Ceylon, l’Iride Fiorentino, il ginepro dell’Appennino italiano, la menta del Sannio, che cresce spontaneamente lungo i fiumi della regione.

Il suo caratteristico colore giallo deriva dall’aggiunta del prezioso zafferano al distillato di erbe aromatiche.

Il liquore Strega viene stagionato per un lungo periodo in tini di rovere per ottenere una perfetta sintesi di tanti differenti aromi, ricavando così un distillato dalla gradazione di 40%vol. E’ solo dopo il completamento di questa stagionatura che il liquore viene imbottigliato e distribuito in tutto il mondo.

Il Liquore Strega

Inserito da il 12:20 pm in News | 0 commenti

Il Liquore Strega

Liquore_Strega_bottigliaNel 1860, evocando un’antica leggenda che narra la città di Benevento quale ritrovo di tutte le streghe del mondo, nasce il Liquore Strega.

Prodotto assolutamente naturale ottenuto dalla distillazione di circa 70 erbe e spezie provenienti da ogni parte del mondo.

Dal gusto fine e vellutato, il Liquore Strega è amato per la sua versatilità che lo rende ideale in ogni momento della giornata. Può essere apprezzato liscio o ghiacciato, sulla frutta o unito a dessert, gelati o cioccolata calda e costituisce anche la base di molti famosi e raffinati cocktails.

Strega Alberti, da 150 anni una tradizione di qualità

Inserito da il 12:15 pm in News | 0 commenti

Strega Alberti, da 150 anni una tradizione di qualità

Strega_opera_marmoLa storia comincia a Benevento nel 1860 dove ancora oggi la Strega Alberti ha il suo storico stabilimento che si estende su una superficie di 30.000 mq ed è ubicato nei pressi della stazione ferroviaria.

Attualmente l’Azienda rappresenta uno dei migliori esempi di “modello industriale” tradizionale presente nell’Italia meridionale assumendo una struttura organizzativa divisionale ed impiegando 75 persone tra impiegati ed operai. Le divisioni, oltre alle tradizionali attività liquoristiche e dolciarie, comprendono dal 1998 anche la divisione inerente i semilavorati per pasticceria.

La proprietà e la gestione dell’Azienda sono tuttora nelle mani della famiglia Alberti, tradizione giunta ormai alla quinta generazione. Il segreto del successo di Strega Alberti risiede nella capacità di conciliare l’abilità artigiana al progresso tecnologico.

Tutte le fasi di lavorazione infatti, se pur nella loro evoluzione, conservano l’antica sapienza dei Maestri dolciari e liquoristi, tutto ciò fa della Strega Alberti uno dei marchi più diffusi e conosciuti nel mondo. I nostri prodotti oltre ad una capillare diffusione sul territorio nazionale sono presenti in 50 Paesi nel mondo tra cui USA, Argentina, Messico e Australia oltre naturalmente i Paesi della Comunità Europea.

Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana

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Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana

Il Museo, nato grazie all’impegno della Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino , si presenta come spazio multifunzionale nel quale sono ospitate mostre e incontri tematici di alto spessore. (altro…)

La linea del tempo

Inserito da il 2:38 pm in News | 0 commenti

La linea del tempo

La città di Napoli si apre a forma di anfiteatro sul mare ed è delimitata dal Vesuvio, dai Monti della costa e dalle isole di Capri, di Ischia e di Procida e da Capo Miseno. (altro…)